Greenpeace vs P&G: la lotta per la visibilità all’epoca di YouTube


Fonte CompassUnibo

Riceviamo e pubblichiamo un contributo della studentessa Anna Covone, @laseomante.

Un video contro P&G, uno dei Brand più importanti al mondo che non necessita nemmeno di presentazioni. P&G puntualmente stupisce il pubblico della rete (e non) con video realizzati ad opera d’arte che ottengono milioni di visualizzazioni e share. Ma stavolta a diventare virale è un video contro la famosa multinazionale, che Greenpeace accusa di essere complice della deforestazione in Indonesia.

 

La multinazionale Procter & Gamble (P&G) acquista olio di palma da aziende responsabili della deforestazione in Indonesia, rendendo così i consumatori complici inconsapevoli della distruzione dell’habitat della tigre di Sumatra e dell’orango, entrambe specie minacciate di estinzione (fonte Greenreport.it).

Questioni etiche e ambientali che poco vanno d’accordo con il profitto. Una battaglia che si svolge a colpi di visualizzazioni come se la nuova forma di legittimazione sociale fosse la viralità. Penso che nessuno si aspetti che il marchio P&G abbia aspirazioni da benefattore ed abbia a cuore le tematiche ambientali invece care a Greenpeace, eppure P&G periodicamente stupisce (e conquista) il pubblico con video emozionali che fanno il giro del mondo.

Una forte Brand Image che lotta contro una Brand Guilt (permettetemi l’espressione), sicuramente più difficile da denunciare, se non ci fosse il video virale di mezzo. Se non ci fosse internet di mezzo. Stavolta il filtro dei media e delle altre arene, per il quale le comunicazioni sociali devono necessariamente passare per ottenere visibilità, viene messo alla prova. I media parleranno delle colpe di P&G sia perché il video, e di conseguenza la causa che supporta, riceve legittimazione dal pubblico che decide di guardarlo; sia perché la forte presenza di P&G nel mondo web, rende la multinazionale automaticamente molto notiziabile.

La mossa di Greenpeace: inserire nel titolo del video “P&G’s Thank You Mom”.

A me sembra una sorta di Ambush che si svolge esclusivamente sul web. Greenpeace tenta di ottenere visibilità da qualcosa che di per sé ha già molta visibilità, il video Thank You Mom. La strategia funziona? Non lo so, sicuramente è interessante.

Cosa ne pensate? Greenpeace sbaglia ad attaccare P&G perché sicuramente anche tante altre aziende e multinazionali sono complici di altrettante emergenze naturali? Oppure è giusto sfruttare la visibilità di un Brand come P&G per supportare una causa importante?

Siamo sicuramente nel territorio della Topica della denuncia, se volessimo descriverla con le parole di Boltanski. Ma allora non c’è il pericolo di aizzare il popolo della rete contro P&G, descritto come il grande colpevole, oscurando però il problema sociale che il video vuole denunciare: la deforestazione in Indonesia e quindi la distruzione dell’habitat necessario per la vita della tigre di Sumatra e dell’Orango?

Sicuramente gli interrogativi suscitati da questo video non terminano qui. Il terreno del web è caldo: possono accadere nuove cose, si possono riscrivere regole e trovare nuovi espedienti di visibilità. O forse travestire i vecchi ornandoli di icone social e qualche manciata di bit?
Mi piacerebbe riflettere di questo con voi.

Anna Covone, studentessa Com.pass
@laseomante

Si ringrazia CompassUnibo per la gentile concessione.

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